Arcidosso

Storia

Arcidosso è uno dei borghi amiatini più suggestivi. Il nome di Arcidosso viene menzionato per la prima volta in un documento dell'860 d.C.
Il nome deriva probabilmente dai sostantivi latini arx e dossum, che significano rispettivamente fortezza e dosso. Rimane impresso per il suo aspetto imponente per tutti coloro che se lo trovano all'improvviso di fronte dalla strada che arriva da Montelaterone e santa Maria ad Làmulas.

A partire dal XII secolo si trovò a far parte dei possedimenti della famiglia degli Aldobrandeschi.
Imponente e caratteristico da tutti i lati, il paese antico ha al centro la Rocca Aldobrandesca, assediata nel 1331 dai Senesi comandati da Guidoriccio da Fogliano e passata nel 1559 ai Medici. All'ingresso del paese merita una sosta l'imponente monumento ai Caduti del Lavoro.
A destra della scalinata che vi sale, una lapide indica il luogo dove fu ucciso nel 1878 David Lazzaretti, il Profeta dell'Amiata. La sua tomba è invece nel cimitero di Santa Fiora.

L'assedio da parte delle truppe senesi condotte da Guidoriccio da Fogliano è rappresentato in un affresco situato nella sala del mappamondo del palazzo comunale di Siena.
Durante il periodo del Granducato di Toscana, fino a pochi anni prima dell'unità d'Italia, Arcidosso arrivò a contare oltre 12.000 abitanti: il quadruplo di quelli che risiedevano a Grosseto, non ancora all'epoca capoluogo di provincia.
Arcidosso, in seguito alla costituzione dello Stato unitario italiano venne eletto al ruolo di "prefettura" e a partire dal 1776 assunse la sua attuale fisionomia territoriale inglobando le frazioni di Montelaterone e Stribugliano.

Sulla strada che porta al Borgo antico è una curiosa fontana in ghisa, realizzata a Follonica nelle Fonderie Granducali. Poi la strada si divide. A sinistra, una ripida salita porta ad una robusta porta-torre medievale, su cui spicca un'imponente stemma in pietra dei Medici.
Una discesa porta al Terziere del Codaccio e alla chiesa di San Leonardo, ricordata fin dal 1118, e risistemata più volte nel Cinquecento. L'interno, danneggiato nella Seconda Guerra Mondiale, conserva una serie di importanti dipinti tra cui la Decollazione di san Giovanni Battista (1588-'89) di Francesco Vanni.